THE MAGAZINE OF THOUGHTS, DREAMS, IMAGES THAT PASS THROUGH EVERY ART OF DOING, SEEING, DISCOVERING

31 August 2016

Nutshell Il nuovo romanzo di Ian McEwan






NUTSHELL
il nuovo romanzo di Ian McEwan






Autore inglese, residente a Londra, Jan McEwan, già autore di riconosciutissimo talento di numerosi romanzi di successo (tradotti in italiano col titolo "Sottomissione", "Miele", "Chesil Beach, "La ballatra di Adam Henry", "Solar", "Lettera a Berlino", "L'amore fatale" ed altri fino al sedicesimo, ha ora dato alla luce il suo diciassettesimo romanzo dal titolo Nutshell (guscio di noce), il cui titolo italiano verrà deciso dall'editore una volta tradotto e pronto per la pubblicazione nel nostro paese.




Ian McEwan concede una intervista nella propria abitazione. L'autore inglese è nato nel 1948, nel 1998 è stato insignito del Bookier Prize per il romanzo "Amsterdam". Nel 2004 gli è stato negato l'ingresso negli Stati Uniti, ove doveva recarsi per effettuare una serie di conferenze, invitato dalla First Lady Laura Bush. Solo dopo molti giorni di attesa egli potè varcare le frontiere del paese, ma, come spiegò la stampa dell'epoca, il permesso gli pervenne solo per via d'un danno di immagine che l'evento stava creando e che sarebbe divenuito più dannoso di quanto non fosse considerata dannosa la sua stessa presenza il quella nazione



La notizia è di grande interesse per chi, come noi, è stato talmente coinvolto dalle precedenti letture di questo autore, da esserne stato letteralmente folgorato. E non sono state tanto le storie che in quei romanzi vi sono narrate, che possono essere state tanto attrattive, quanto proprio i modi letterari adottati da McEwan che sono stati capaci di infondere piacere, interesse, curiosità, considerazione oltre i normali e più diffusi livelli di captazione.


 


Domani uscirà in Gran Bretagna questo nuovo libro che porterà nel nostro tempo presente una vera tragedia elisabettiana. La storia si snoda a partire dalla voce narrante costituita da un feto: "Così, eccomi qui a testa in giù in una donna", recita l'incipit rivelatoci dall'autore. La donna, in stato di gravidanza,  è l'assassino del proprio marito, complice l'amante. Ci racconterà come le circostanze si siano evolute proprio il feto che ancora risiede nel ventre della protagonista. Sapendo quanto l'autore sia maestro di concatenate avventure, sempre magistralmente sorrette da una acuta analisi psicologica dei personaggi, questo singolare casting entro una apparentemente banale evoluzione di fastti, è quanto basta per attendere con ansia la pubblicazione italiana del libro.


Enrico Mercatali
Lago Maggiore (Italia) Agosto 2016























30 July 2016

Bread from world at Ground Zero Memorial - Pane dal Mondo by Eataly: alimento-simbolo di unità, uguaglianza, fratellanza





Bread at  Groun Zero
Pane  dal  Mondo


Alimento Simbolo 
di Unità, Uguaglianza e Fratellanza

a
Ground Zero Memorial




Pane simbolo di pace. Elemento simbolico, e dimostrativo della unità tra i popoli. L'alimento primordiale che ha visto l'uomo capace di produrre vita, di creare ciò che necessita davvero, ciò che serve alla sopravvivenza. Nutrimento dei corpi ma anche della socialità. Tavole imbandite non esistono, in ogni parte del mondo, se non con il pane.

 



ll pane proveniente da ogni parte del mondo sarà presente da oggi in un luogo divenuto anch'esso simbolo di rinascita e di fratellanza: Ground Zero Memorial. Idea italiana a New York, sforzo positivo dell'imprenditoria italiana quello di unire i pani, mostrarli tutti assieme in un unico luogo, proponendoli accanto alle tavole molticolori delle diverse cucine del mondo. Elemento unificante, coesivo, propositivo è il pane, convincente ed eterno. Pane per oggi e pane per sempre.



Pane francese, pane tedesco, pane svizzero, pane austriaco, pane sud-tirolese

Non vi è mai stata e non c'è oggi cultura umana che non attinga alla fragranza del pane i suoi migliori intenti e piaceri, la sua quotidiana azione pacifica, il suo rito propiziatorio. Il pane dal mondo è pane uguale e diverso, come uguali sono le necessità dell'uomo al nutrimento quotidiano, in modo semplice ed efficace, e diverse sono le sue culture, i suoi modi di proporsi, le sue forme appena sfornate pronte per essere spezzate e poi portate alla bocca.


Irish Soda Bread and Bretzel shop



Pane tedesco, pane italiano, pane di farina bianca di frumento e di patate



I pani accompagnano gesti e alimenti, accolgono varianti e propongono le basi del gusto. Con essi si mischiano i sapori, si mescolano gli ingredianti, si accostano gli abbinamenti e gli accenti. Inoltre si avviano i sentori, vengono valorizzati i profumi, vi si addensano aromi secondo ricette antichissime o sperimentazioni di recente conio. Il pane è vita in quanto col pane e di pane si vive e si cresce. Nel pane ci si può perfino specchiare. 


 Pane indiano Naan, pane turco, focacce liguri



Pane e focaccia, pan per focaccia, focaccia di pane, dal pane alle focacce e alla pizza il percorso è breve. Infiniti pani come infinite le pizze. Chi non ama il pane? E chi non ama la pizza? Buoni pani come buone le pizze quando esperte mani sanno unirne e impastarne gli ingredienti e ne sanno cuocere le preparazioni secondo regole dettate da una annosa quanto precisa esperienza.
...
Una nuova sede di Eataly, voluta e promossa da Oscar Farinetti, apre in questi giorni a Ground Zero, con l'intento di dare viva forza all'idea che il pane possa divenire simbolo dell'unione di tutti gli abitanti del pianeta. Nei giorni della massima tensione dovuta alla nuova guerra terroristica, scoppiata nel mondo e in Europa, nel luogo simbolo di tale tragica emergenza mondiale (Ground Zero NYC), questo è il semplice ma efficace messaggio di pace che l'Italia lancia, a tutti e per tutti.

Enrico Mercatali
Lesa - Lago Maggiore - Italia , 30 luglio 2016

21 July 2016

E S C H E R Dalle geometrie del paesaggio italiano ai giocosi paradossi tridimensionali





E     S     C     H     E     R



Le
geometrie del paesaggio italiano
e  i
giocosi paradossi tridimensionali



dall'
arte della tassellatura
 alle 
morfoevoluzioni grafico-matematiche





La mostra milanese a Palazzo Reale, sulla figura artistica di Mauritz Cornelis Escher ha il grande pregio di mettere in luce la straordinaria evoluzione della sua produzione, che lo ha portato, lungo il percorso della sua vita che si snoda tra i primi anni del Novecento fino ai primi anni '70, a movere i suoi primi passi entro i caratteri tipici dell'iconografia Deco fino alle più spericolate sperimentazioni moderniste della grafica d'avanguardia.

 


Qui sopra: Escher, veduta di Scilla, in Calabria, gennaio 1931, litografia. L'orografia del piccolo comune legato alle leggende mitologiche del mostro omerico che divorava le navi, riuscì ad ammaliare Escher, che lo ritrasse meticolosamente, mettendone in evidenza il perfetto connubio tra abitati, sperone roccioso e spiaggia con barche.

Più sopra: Escher, veduta di Morano Calabro, ottobre 1930, Xilografia. Il paese della Basilicata fu uno degli ultimi luoghi del lungo viaggio a piedi che l'autore fece in terra calabra. Qui la straordinaria tecnica incisoria già estremizzava geometricamente le forme dei singoli edifici e dell'interas collina a forma di cono, mostrando tutto l'interesse che l'autore poneva proprio in questo rapporto biunivoco tra la precisa stereometria delle realizzazioni umane ed il paesaggio circostante, definito quale sfondo.

Più sopra ancora, dopo il titolo, la veduta di Goriano Sicoli, luglio del 1929, litografia. Anche in questo paese d'Abruzzo Escher, in viaggio assieme all'amico Triverio, già sintetizzava il perfetto cono capace d'inscrivervi l'intero borgo. Talvolta, come in questo caso, il paesaggio veniva popolato da campi e figure capaci d'integrare perfettamente tra loro le geometrie complessive della composizione. Ciò che ora è solo un puro ed attento approccio analitico, diverrà nel tempo anche un più ampio reticolo di precisi rapporti matematici, capaci di regole combinatorie complesse e ricche di misterioso fascino.



Ma il pregio della mostra sta, non tanto nell'evidenziare i cambiamenti, anche molto marcati tra un periodo e l'altro della sua indagine, quanto nell'essere stata capace di trasmettere le invarianti di quel lungo e articolato percorso. Sono proprio queste permanenze a costituire l'ossatura potente del suo messaggio, tanto moderno quanto attualissimo ancora oggi. In cosa consistono tali caratteri permanenti e sempre presenti nel suo lavoro? 




La costanza, la perseveranza d'un metodo d'indagine, che sa tradursi in un mix personalissimo costantemente in bilico tra precisione tecnica e coerenza linguistica, tra scrupolosa traduzione grafica del dettaglio e didascalica intenzione concettuale. Questo approccio era fondato, fin dai primi tempi giovanili sull'attrattiva per il paesaggio italiano dei borghi medioevali, che lo portava, con scrupolo quasi maniacale, a riprodurne, in compagnia dell'amico Joseph Haas Triverio, gli aggregati di case e campanili in arditi scorci d'evidente interesse per le regolarità geometrico-spaziali. Ma successivamente a tale fase una indagine meno intuitiva e più scientifica è stata mediata dal gusto grafico decorativo, tipico di quell' epoca, per la tassellatura, ovvero per il gioco ad incastri puzzle di forme liberamente disposte sul piano. 





Qui sopra: Riempimento a mosaico (plan filling II), litografia del 1957. Una cinquantina di figure diverse si incastrano perfettamente l'una nell'altra. Escher è stato qui uno dei primi a dare una dimostrazione di particolare abilità. Tale gioco ha ispirato più tardi nel tempo molti analoghi "giochi" per ragazzi o pezzi di design "da tavolo": uno dei più noti, prodotto da Danese (Milano), è stato disegnato da Enzo Mari, sicuramente ispirandosi a questa litografia di Escher.
Più sopra: di Koloman Moser Forelenreigen, litografia pubblicata in V edizione di E.A. Seemanmer Sacrum, quaderno del 1899. Successivamente pubblicato nella più prestigiosa rivista della Secessione Viennese. Ben prima di Escher quindi il gusto dell'Art Nuveau aveva sperimentato le possibilità decorative della cosiddetta "tassellazione", ovvero degli incastri perfettamente combacianti tra figure diverse tra loro incastonate.




Più sopra: Escher, Cubic Space Division, 1952. Qui l'autore, costruendo un reticolo tridimensionale piuttosto inquietante, si ispira ad una decorazione rinascimentale che probabilmente aveva visto in un fregio della pavimentazione del Duomo di Siena (qui sopra).

Tale ricerca, se in un primo tempo trova il suo spunto nella piatta decorazione Art Noveau, successivamente evolve in più complessi giochi spaziali, il cui interesse travalica la pura forma deorativa per diventare indagine, fatta di regole ferree, della matematica e della geometria descrittiva, con continue divagazioni per il loro opposto, nell'attrattiva ludica della forma impossibile, per l'illusionismo fine a se stesso, per il paradosso. 


Famosa acquaforte di Giovanni Battistra Piranesi dal titolo "Carceri d'invenzione" XIV (1761). In questo disegno l'autore anticipa l'idea di oggetto impossibile, immaginandosi un arco gotico impossibile da costruire realmente, appoggiato com'è a due muri tra i quali è interposta una doppia rampa di scale.



Escher non inventa nulla: semplicemente sonda, analizza, estende,  amplifica, portando alle estreme conseguenze intuizioni di altri, in opere a lui precedenti. Esempi?: Le textures di Koloman Moser Forelenreigen, che già a cavallo tra l'800 e il 900 concepiscono patterns ad incastro di soggetto naturalistico floreale o animale. Oppure il reticolo spaziale di cubi ripreso da una decorazione pavimentale ad intarsio marmoreo dal Duomo di Siena, peraltro di modernissima concezione. Ancora, da Gian Battista Piranesi riprende una rappresentazione grafica di oggetti impossibili da costruire nella realtà (vedi "Carceri d'invenzione, XIV acquaforte del 1761).




Biglietto d'auguri tratto dal "Belvedere" di Escher (1958), opera di Sergio Borrini (1986). Nel collage è rappresentato il gruppo di architetti al quale l'autore di questo articolo apparteneva  (qui rappresentato al centro in basso).


Tra le opere realizzate tra i '50 e i '60 una delle più emblematiche, per la sua semplicità, è il Belvedere, del maggio 1958, basata sul cubo di Necker, ove colonne e scale si appoggiano a piani in modo del tutto impossibile nella realtà. Pur nel loro banale illusionismo tali grafiche escheriane hanno avuto grande fortuna sia di critica che di pubblico negli anni sessanta, tanto da interessare famose case editrici, case discografiche, periodici di grande diffusione nel mondo, nonchè una buona parte dell'arte pubblicitaria di quel periodo che ad esse ebbero ad ispirarsi.




Tema ricorrente nell'indagine morphogenetica di Escher è la deformazione sferica. Qui sopra, la copertina del catalogo della mostra milanese del 2016, la "Mano con sfera riflettente", del 1935, opera realizzata nello studio romano di via Poerio. Nel commentare ironicamente il suo autoritratto l'autore dice: " L'ego dell'artista è invariabilmente al centro del suo mondo". 

Più sopra: la deformazione sferica viene applicata al centro di un balconcino mediterraneo, appartemente ad una casa del centro abitato davanti al porto di Senglea a Malta (1936, lo schizzo sul taccuino di viaggio). Del 1945, invece, è il disegno con la deformazione sferica, tratto dal precedente schizzo


Enrico Mercatali
21 luglio 2016

20 July 2016

R1 Il vostrto Robot




Eccomi qui!


Sono R1
il vostro ubbidiente Robot





Questo Robot personale, messo a punto dall'IIT - Istituto Italiano di Tecnologia, sarà in quasi tutte le nostre case, al massimo tra quindici anni, così come è accaduto per il telefonino. Esso, concentrato di alta tecnologia oggi sul mercato all'importante cifra di 50.000 euro, diverrà presto alla portata di molti, e, ad un prezzo di 3-4.000 euro sarà in grado di lavorare per noi, in casa nostra, fino a 15 -16 ora al giorno, instancabilmente fornendoci servizi e sussidi, lavoro ed aiuto sia nelle faccende domestiche che nella cura della nostra persona.



La domanda che sorge spontanea è: riuscirà questo personaggio dalle fattezze umane, perfino accattivante e simpatico nella sua presenza, una volta entrato nel vivo della società che ci appartiene, ad attentare all'occupazione di molte persone, al lavoro di chi opera oggi in attività semplici ma essenziali al servizio dell'uomo?  Sembra che sì: il genietto riuscirà, utilizzando la sua intelligenza artificiale e la sua "cognitive computing" d'avanguardia, a fare molte cose che oggi fanno le persone dedite all'assistenza ospedaliera o casalinga, inferimiere di basso livello e badanti, o ai servizi di ristorazione, dalla manipolazione delle materie prime del cibo all'attività di servizio in sala. Non riuscirà invece ancora ad assumere ruoli di meneging o di ausilio creativo in quanto le sue facoltà logiche sono ancora ad uno stadio rudimentale. C'è quindi molta preoccupazione oggi in chi si vedrebbe scavalcato dalle prestazioni dell'umanoide. Ma, come ci assicurano oggi gli scienziati dell'IIT, presto si giungerà ad elevare le sue capacità, facendo sì, però, che esse siano sempre di aiuto, e non di preoccupazione per l'essere umano nel suo complesso.
Possiamo intanto, noi italiani, vantare il primato d'essere stati i primi ad aver realizzato il primo robot commerciale al mondo.






Parecchi decenni orsono la letteratura e il cinema di fantascienza analizzavano con attenzione i nuovi fenomeni, frutto ancora più della fantasia che della realtà tecnologica, e si mostravano preoccupati per l'incidenza che l'ipotetico avvio della robotica avrebbe avuto sull'uomo. Molta saggistica sociologica anche aveva avviato studi e ricerche in proposito, avanzando anche non poche allarmistiche previsioni circa l'impatto sulla società, oltre che, naturalmente, anche sulla psiche umana. Oggi, che siamo giunti al punto d'avere materializzato quello che è stato per alcuni un sogno, per altri un incubo, sembra che i più accolgano con interesse l'evolversi reale del fenomeno. Ma nessun dibattito sembra essere nato attorno alle fasi iniziali di esso e, mentre la notizia che questo pupazzetto tuttofare sta per entrare concretamente nelle nostre case, non sembra proprio aver destato particolari emozioni.

Alcuni già si chiedono: "Ma saremmo davvero contenti d'avere per casa questo alter-ego tutto per noi disponibile?", o non preferiremmo invece una voce talvolta dissenziente, o comunque colloquiale, attorno a noi? Molti però già pregustano l'esperienza d'avere per casa una cyber-colf pronta a portare loro il caffè a letto, a riempire ed avviare la lavastoviglie, a prepararci il bagno coi sali, gli shampoo, l'accappatoio sullo scaldasalviette, oppure a tenere l'orto in perfette condizioni, senza più dover dare stipendi o pagar contributi allo Stato.

Ma noi pensiamo che non sarà così! Certamente avremo parecchi "dazi" da versare a parte, ma soprattutto, tempi ben più lunghi di quelli promessi da attendere ancora, perchè le operazioni qui sopra elencate non sono affatto facili da gestire a volte neppure per un umano in carne ed ossa...figuriamoci per un umanoide, le cui azioni potrebbero essere talmente maldestre da farci venire l'ulcera al momento di doverle sopportare!!


Enrico Mercatali
20 luglio 2016

07 July 2016

Christo sulla acque dell'Iseo







Christo sulle acque dell' Iseo
uno
 
Scampolo di Cronaca
Subito divenuto Storia


___



Arte per una

Visione Umana Positiva
 





L'artista in persona ha finanziato la realizzazione attraverso la vendita dei disegni. 18 milioni di euro il costo complessivo dell'operazione. Egli ha ingolosito, e poi coinvolto, le Amministrazioni in un progetto totalmente gratuito. La parte pubblica ha pagato unicamente i servizi sanitari, la vigilanza, i trasporti supplementari. Il progetto in sè, oltre che grandioso, è stato eccellente sotto ogni profilo artistico e culturale. 

Le persone che lo hanno visto e sperimentato sulla propria pelle ne hanno constatato totalmente la lungimiranza, la modernità, la spregiudicatezza, l'utopia ed il realismo, la visione, immergendosi in quella folla umana gaudente e consapevole che attraversava il lago sulle acque ondose e un poco instabili del lago, provando l'ebbrezza d'appartenere ad uno scampolo di Storia, tanto unico quanto irripetibile, d'una Visione Umana Positiva. 

Il ritorno sul piano dell'immagine mondiale sarà incommensurabile e durevole nel tempo.



Enrico Mercatali
luglio 2016
(fotografie di Enrico Mercatali)

03 April 2016




Una installazione d'arte 
come questa di Christo all'Iseo
può attrarre più turisti stranieri in Italia che
 San Pietro a Roma o il Duomo a Milano




"Camminare sull'acqua" con Christo
sul Lago d'Iseo
Incontriamo il famoso artista nordamericano  
dal 18 giugno al 3 luglio 2016
 

"The The Floating Piers" si chioama il progetto che l' artista newyorchese Vladimirov Yavachev Christo ha dato alla sua installazione italiana del 2016.

Un ponte verrà provvisoriamente appoggiato, e lasciato flottare, sulle acque del lago d'Iseo, unendo per la prima volta nella storia, la sponda bresciana dell'Iseo a Montisola, a partire da da Sulzano. Si potrà perciò giungere Monte Isola per la prima volta a piedi. L'isola, la più grande del lago di Iseo, ha anche un primato notevolissimo: è anche l' isola lacustre più alta d' Europa.


Questo evento è ormai considerato dai critici e gli addetti al settore dell'arte che supporta il turismo tra gli avvenimenti più importanti del 2016 a livello mondiale. Non vi è testata d'arte e cultura turistica d'ogni paese del mondo che non vi abbia dedicato almeno un articolo. L'autorevole guida Lonely Planet, nella propria annuale classifica delle attrazioni temporanee più importanti al mondo, tra le prime dieci mete di viaggio per il 2016 vi ha posto il Floating Piers di Christo. In tale classifica l'Italia risulta al sesto posto.

L' artista, nel corso di una pubblica intervista ha dichiarato:
"Camminerete sulle acque, meglio se verrete senza scarpe....Sarà una passeggiata di tre chilometri, sentirete le onde sotto i vostri piedi.
La passerella sarà costituita da materiali riciclabili: finiti i 16 giorni di apertura, sarà abbattuta. Domanda: «Ma quindi non rimane niente, Christo, della sua opera?». L’artista risponde: «Essa rimarrrà nei vostri cuori»."
Enrico Mercatali
Lesa. 3 aprile 2016

13 May 2015

MUDEC – Museum of Cultures. A museum of knowledge for brotherhood among peoples Milan – Ansaldo area














MUDEC 





A museum of knowledge for 
brotherhood among peoples 





MUDEC - Museum of Cultures 

A museum of knowledge for brotherhood among peoples

Milan - Ansaldo Area







Even Milan has now its "Musée du quai Branly". A new half-private half-public institution has opened in Milan, in the Ex Ansaldo area, sponsored by both the municipality of Milan and 24 Ore Cultura. It is called MUDEC, an acronym for Museo delle Culture (Museum of Cultures). Its opening had been planned for a long time and the purpose is to gather many prestigious ethnographic collections, both private and civic, dating back to the 19th and 20th Centuries.

At last, the museum was opened and it now counts 7000 works: precious Japanese porcelains, Chinese lacquers, African masks, American clay idols, carpets, cloths, costumes and so on. The exhibition is equipped with cartographic and photographic documents of great value. 






The new site was committed to he world-renowned English architect David Chipperfield, who planned a beautiful building of 17,000 square metres. Controversies arose about the building’s floor, which apparently wasn’t realized according to the original project.


But despite the controversies, the results seem good and ready to be presented to the public. Some parts of the exhibition coming from private collections are not open to the public yet. However, visitors and critics have been exploring the spaces and services, the collections of the permanent part of the museum and the first two collateral exhibitions which were realized for the inauguration. One is focused on Africa and its spirit in the production of art and objects. It is entitled “Africa, la terra degli spiriti” (“Africa. The land of spirits”) and it is mainly centered on the topic of masks.





The other is dedicated to the historical international exhibitions that took place in Milan at the beginning of the new century. In their set-ups, especially in the exhibition of 1906, exotic elements appeared frequently: people were constantly looking for a characteristic style for that age, and they often referred to ancient epochs, to their styles and their connections with foreign cultures. These bonds had become real fashion trends, owing to an elite tourism which brought objects and collectible ornaments back home, as well as the first photographs. 



Foreign pavilions at the Universal Exposition of 1906 in Milan, in a postcard entitled “Il Cairo a Milano” (“Il Cairo in Milan”).

The permanent collections of Mudec include objects, furniture, jewels, carpets coming from countries which were literally “worshipped” by European explorers, who hunted collectible “trophies” and didn’t have any colonial aspiration. We would like to to mention Manfredo Settala, one of the most important collectors of the 15th Century, and his Wunderkammer, which is reproduced in the museum with 100 pieces divided into 3 sections: “naturalia”, “mirabilia” and “exotica”.


Some objects exhibited at MUDEC (from the top): African mask in painted wood and sorghum; a Knight in black wood from the Bamana Atelier in Segou, beginning of XX Century; “Headrest” from the Democratic Republic of Congo, end of XIX Century, in decorated wood with stone necklaces; stone case illustrating a dog, coming from eastern Asia, in varnished metal; cufflinks in wood and glass beads, Yoruba Atelier of Igbuke in Oyo, Nigeria, beginning of XX Century; African anthropomorphic pipe, in briar-root and ivory; statue for magic-religious use, in wood, fur, feathers, stone necklaces.




Set-up of the exhibition “Spirits of Africa” for the inauguration at MUDEC




Enrico Mercatali
Milan, 28th March 2015
(translated from Italian by Penelope Mirotti on May 10th 2015) 

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